Ho seguito la vicenda da due punti di vista: come docente di sostegno che usa l'AI ogni settimana per adattare materiali, e come formatore PNRR che deve spiegare queste regole ai colleghi senza far scappare nessuno dalla sala. Qui provo a fare la stessa cosa per iscritto: cosa dice davvero la normativa, e cosa significa per il lavoro quotidiano con DSA, BES e disabilità.
Tre sigle, tre livelli diversi
La confusione nasce perché si sovrappongono tre cose distinte:
- AI Act (Regolamento UE 2024/1689): la cornice europea. Dal 2 agosto 2026 sono pienamente applicabili gli obblighi sui sistemi ad alto rischio — categoria in cui rientra l'AI usata per valutare o orientare studenti.
- DM 166/2025: le linee guida del Ministero dell'Istruzione, pubblicate il 9 agosto 2025. Primo documento italiano che traduce l'AI Act in obblighi concreti per le scuole.
- PUIA — Piano d'Istituto per l'Intelligenza Artificiale: il documento operativo che ogni scuola deve integrare nel PTOF per l'anno scolastico 2026-27, in attuazione del DM 166/2025.
In pratica: l'AI Act fissa il principio, il DM 166/2025 lo cala sulla scuola italiana, il PUIA è il documento che la tua scuola specifica deve scrivere e approvare in Consiglio di Istituto.
Cosa deve contenere il PUIA (e perché riguarda il sostegno)
Il DM 166/2025 chiede a ogni istituto tre cose concrete entro l'anno scolastico 2025/2026: approvare un'AI Acceptable Use Policy, nominare un referente AI interno, includere moduli di formazione AI nel Piano di Formazione del Personale.
Il PUIA che ne discende si articola in aree tematiche. L'area B riguarda esplicitamente il supporto agli studenti con bisogni educativi speciali — sintesi vocale, semplificazione dei testi, mappe concettuali generate automaticamente, storie sociali per la comunicazione aumentativa. Non è una nota a margine: è l'area in cui l'AI ha già il maggior impatto misurabile in classe, ed è quella su cui i dirigenti hanno meno esempi operativi a cui appoggiarsi.
Cosa fare concretamente, prima di lunedì
Se sei un docente di sostegno, la domanda che conta non è filosofica — è operativa:
- Verifica se la tua scuola ha già approvato l'AI Acceptable Use Policy. Se non lo sai, chiedi al dirigente o al referente AI (se non è stato ancora nominato, è già di per sé un'informazione utile da portare in un consiglio di classe).
- Non incollare mai dati identificativi di uno studente in un chatbot cloud senza sapere cosa dice la policy — nome, classe, diagnosi specifica. Un Profilo Studente ben fatto descrive bisogni e strategie senza bisogno di nominare nessuno: "difficoltà con testi lunghi e subordinate, apprendimento migliore con sequenze numerate" funziona meglio di un nome e una diagnosi, ed è anche l'unico modo per restare tranquilli rispetto al GDPR.
- Documenta cosa usi e perché. Se il tuo istituto ti chiede di rendicontare l'uso dell'AI per il Progetto Operativo IA 2026-27, avere già uno storico di "quale prompt, per quale bisogno, con quale risultato" ti fa risparmiare ore.
- Porta l'area B all'attenzione di chi scrive il PUIA. Chi redige questi documenti spesso non ha esempi concreti di cosa significhi "supporto BES/DSA con AI" nella pratica quotidiana — un docente di sostegno che porta casi reali (non teoria) accelera il lavoro a tutti.
La parte più sottovalutata di questi obblighi non è la burocrazia: è che, per la prima volta, un documento ministeriale riconosce che l'AI applicata a DSA/BES non è un uso "informale" da tollerare, ma un'area che va pianificata, formata e monitorata come le altre.
Dove ho raccolto il metodo
Nel libro "Intelligenza Artificiale per la Didattica Inclusiva" dedico un intero passaggio proprio a questo: come costruire un Profilo Studente che rispetta la policy della tua scuola fin dall'origine, senza dover nominare né diagnosticare nessuno nel prompt. È il punto di partenza più rapido che ho trovato per portare qualcosa di concreto — non solo teoria — nella sezione BES/DSA del PUIA del tuo istituto.
Conclusione
Il 2 agosto non cambia da un giorno all'altro cosa puoi fare in classe. Cambia il fatto che, da adesso, farlo bene o farlo a caso con l'AI smette di essere una scelta personale del singolo docente e diventa parte di un piano che l'istituto deve scrivere, approvare e — prima o poi — verificare.
Meglio arrivarci con un metodo già rodato che con un documento da riempire all'ultimo momento.